FIRENZE – «È strano che i vertici regionali si affannino tanto per salvaguardare posti di lavoro nelle fabbriche, per combattere la precarietà del lavoro, quando poi, già a livello provinciale, si utilizzano gli stessi escamotage degli imprenditori per pagare meno tasse e per avere meno dipendenti a carico». A dichiararlo è Marina Staccioli, vicepresidente del gruppo consiliare Lega Nord Toscana in Regione.
«Le Province di Arezzo, Siena e Grosseto, il Comune di Arezzo, l’Università di Siena e altri piccoli Comuni, infatti – prosegue Staccioli –, per effettuare servizi di manutenzione alle proprie reti telematiche e per consulenze esterne per particolari ricerche o studi si avvalgono della società interna AR-TEL SPA, società cosiddetta “in house” perché di proprietà degli Enti stessi. AR-TEL SPA che si avvale sia di dipendenti assunti a tempo indeterminato e determinato, che di liberi professionisti inquadrati a partita IVA.
Nel febbraio 2010 – continua –, questa società ha stipulato contratti a tempo determinato triennali con decine di persone, essendo certa di intercettare finanziamenti regionali che, però, a fine anno non sono arrivati per mancanza di copertura finanziaria. Questo ha portato, a detta dei vertici societari, a circa 35 interruzioni di rapporti contrattuali di persone che avevano fatto affidamento su questo lavoro e che, magari, si erano impegnati con le banche per portare avanti i propri progetti di vita. Tanto più che sembra che molti di questi siano stati invitati ad aprirsi una partita IVA per poter continuare a collaborare con la società.
Questi lavoratori – seguita la consigliera regionale del Carroccio –, oltre al danno sembra che abbiano subito anche la beffa di sapere che, nonostante la mancata copertura finanziaria per i propri contratti, alcuni dipendenti abbiano ricevuto la promozione e conquistato il tanto agognato posto da lavoratore a tempo indeterminato grazie a concorsi interni e graduatorie aperte.
Agli assessori competenti delle Province e dei Comuni soci di AR-TEL, alle sigle sindacali che tanto si spendono sulle pagine dei quotidiani per i diritti dei lavoratori – conclude Staccioli –, vorremmo fare alcune domande: come mai sono sempre pronti a puntare il dito verso i dirigenti e i proprietari di azienda, ma non si accorgono di niente quanto i dirigenti e proprietari sono loro? Come è possibile fare decine di contratti di lavoro senza neppure sapere di avere i soldi per farlo? È questa l’etica del lavoro di cui la sinistra vuole essere portavoce? I lavoratori aspettano risposte».
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